mercoledì 26 ottobre 2011

La Cantina Vietti 'racconta'il Piemonte enoico al 4° Festival Europeo del Gusto a Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
Il Piemonte è stato raccontato dai vini della Cantina Vietti,presentati da Christian Forlani di 'Classico e Charmat'.
Da quattro generazioni la famiglia Vietti produce vini in Castiglione Falletto, piccolo paese medievale situato al centro di una delle zone più felici delle Langhe per la coltivazione della vite, la “zona del Barolo”.
Carlo Vietti fondò l’azienda alla fine del 1800 ed il figlio Mario, nel 1919, iniziò a produrre i primi vini Vietti, vendendo la maggior parte della produzione in Italia.
Il suo principale progetto è stato quello di trasformare l’azienda agricola multi-settoriale di famiglia in un’azienda vitivinicola. Nel 1957 Alfredo Currado sposò la figlia, Luciana Vietti, e dal 1960, alla morte del suocero, continuò l’attività dell’azienda familiare indirizzando la produzione sempre più verso l’alta qualità e posizionando l’azienda tra le migliori delle Langhe, iniziando sin da allora ad esportare i propri prodotti su importanti mercati stranieri come quello tedesco, svizzero e americano.
La storia degli ultimi 40 anni è stata segnata dalle scelte di Alfredo Currado, enologo dal 1952, e della moglie che si impegnano nel rafforzare l’immagine non solo dell’azienda familiare ma del territorio del Barolo. Alfredo fu il primo a selezionare e vinificare uve provenienti da singoli vigneti, concetto a quel tempo radicale ma oggi applicato da quasi tutte le aziende che producono Barolo e Barbaresco. Nascono così nel 1961 i primi “crus” Vietti, il Barolo Rocche ed il Barbaresco Masseria.
Soprannominato il “padre dell’Arneis”, nel 1967 è il primo a riscoprire questa varietà quasi scomparsa vinificandola in purezza. Oggi l’Arneis è il vino bianco più famoso dell’area Albese.
Il Festival è stata una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

Il Friuli al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
Il Friuli Venezia Giulia è stato ben rappresentato dai vini dell'azienda agricola Ferrin, di Camino al Tagliamento,
L'azienda, situata nel cuore della zona a Denominazione di Origine Controllata “Friuli Grave”, si trova a Camino al Tagliamento, un paese che sorge al centro di un paesaggio silenzioso e riposante, lontano dalle vie di grande traffico. Percorrendolo, si può respirare la sua storia nella natura rigogliosa e nell’antica chiesa medievale di Pieve di Rosa.
Una terra che fa parte delle “Grave”, da sempre vocate alla coltura della vite ed in cui si producono vini dalle nobili ascendenze, che si ritiene risalgano all’età del bronzo; vini che si affermarono in epoca romana, ma soprattutto in seguito sotto il dominio della Repubblica di Venezia, quando la viticoltura friulana iniziò ad essere considerata tra le migliori.

Il Festival è stata una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

La Puglia al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Gli chef del ristorante Ca' Vinona hanno definito la pasta Granoro, una pasta 'd'altri tempi'.
Così la Puglia si è proposta ai giornalisti e ai comunicatori del 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, con prodotti semplici, ma buoni.
Il Pastificio Attilio Mastromauro - Granoro Srl è un'azienda di pasta pugliese con sede a Corato, in Puglia nel cuore del mezzogiorno di Italia, immerso in un territorio ricco di storia e tradizioni, da sempre riconosciuto come zona di produzione dei migliori grani duri d'Europa.
Fondato nel 1967 dal Sig. Attilio Mastromauro, il Pastificio Granoro è oggi una tra le più importanti realtà produttive italiane nel settore della pasta secca di semola di grano duro e dei prodotti da primo piatto.
Il Pastificio Granoro produce con passione, cura e ricerca continua della migliore qualità tutti i suoi prodotti al fine di portare sulla vostra tavola un primo eccellente e tipicamente italiano.

Le Marche al 4° Festival Europeo del gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
Il Festival è stata una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Fra i diversi momenti di degustazione., largo spazio è stato riservato alle produzione casearie delle diverse regioni italiane.Dalle Marche sono stati proposti i formaggi del Caseificio Sabelli di Ascoli Piceno.
Il grande impegno che lega l'industria Sabelli al settore caseario affonda le sue radici nella prima metà del secolo scorso. Già nel 1921 il fondatore dell'azienda, Archimede Sabelli, collaborava con il padre alla gestione di una piccolissima attività casearia, finchè intorno al 1950 scelse di trasferirsi dal Molise alle Marche per proseguire l'arte di lavorazione del latte.
Originariamente si trattava di una piccola impresa a conduzione familiare, che negli anni '50 iniziò a sviluppare la sua attività nella zona di Fermo per poi insediarsi nel 1965 ad Ascoli Piceno, dove occupò diverse sedi fino a trasferirsi, nel 1977, nella zona industriale di Marino del Tronto, dove si è sviluppato l'attuale stabilimento. La Sabelli S.p.A. in oltre ottanta anni di attività ha scritto pagine importanti nella storia delle industrie casearie italiane e, nonostante sia nel frattempo divenuta una Società per azioni, ha mantenuto i valori propri delle aziende familiari.
Al Festival sono stati degustati i formaggi della gamma storica dell'azienda Sabelli, scamorze e caciocavalli che raccolgono da sempre i consensi dei consumatori, affezionati a un gusto leggermente passito che caratterizza questi prodotti.

La cucina bulgara al 4° Festival Europeo del gusto al Lido Adriano di Ravenna

Se qualcosa può definire la gastronomia bulgara è il suo sapore piccante e l'abbondanza di forti condimenti come il peperone piccante, origano, prezzemolo, santoreggia, pepe nero e paprica rossa.
Questi ingredienti conferiscono ai piatti della gastronomia bulgara un sapore che diventa, col tempo, indimenticabile.
A differenza di altre cucine, come la cinese o la francese, la cucina bulgara è più semplice e meno varia, ma non per questo risulta meno saporita.

La Bulgaria: La gastronomia
Tra i piatti più comuni e tipici si trovano i fagioli bianchi, il cavolo, le zuppe, i piatti di carne di maiale o agnello ed il famoso yogurt, che sembra sia il responsabile della longevità dei bulgari. Come è risaputo, lo yogurt bulgaro ha conquistato un posto privilegiato nel mondo.
Per la sua elaborazione il latte, sia di vacca, pecora o bufalo, si rapprende mediante il celebre lactobacterium bulgaricum, agente che può svilupparsi al meglio solo nelle condizioni geografiche e climatiche dalla Bulgaria.
Sono numerosi i paesi dall'Europa Occidentale fino al Giappone che possiedono la licenza per produrre yogurt bulgaro in quanto ricevono regolarmente l'agente bulgaricum.
E proprio con una portata a base di yogurt vogliamo cominciare consigliando la Tarator, zuppa fredda di yogurt battuto con acqua, cetrioli trocedaos in dadi, prezzemolo o finocchio, noci macinate, sciupo ed olio.
Un'altra delle zuppe più popolari è la Shkembe Chorba, a base di budella di agnello o di maiale, condita con aceto ed aglio. Se quello che preferite sono invece le insalate, niente di meglio della Shopska Salata, la più famosa della Bulgaria, preparata con pomodoro, cetriolo, peperone arrosto e delizioso formaggio bianco grattugiato. Un'altra alternativa è la Kiopolu, caviar vegetariano di melanzane, peperoni e pomodori.
Per continuare, con i secondi piatti, niente di meglio che le Kebapche e le Kyufte, salsicce e polpette di carne di manzo e maiale molto condite e fatte alla griglia.
Per i palati più esigenti, il piatto più raccomandabile è la Moussaka che a differenza di quella greca che contiene melanzane, è composta da patate e carne macinata.
A tutto ciò è aggiunto superficialmente un miscuglio di yogurt, farina ed uova.
Raccomandiamo anche il Guiuvech, carne di manzo o maiale, pomodori, peperoni e piselli cucinato nel forno, dentro una stoviglia di terracotta, la Shishcheta, spiedini di agnello con verdure, e il Kavarma che consiste in carne di maiale con molta cipolla.
In quanto a formaggi, esistono due classi: il bersaglio o sirene ed il giallo o kashkaval. Da citare è la Banitza una torta di pasta sfoglia.
Per terminare, niente di meglio che un buon dolce. In generale sono di sapore ed aspetto orientale, cioè, preparati in sciroppo e molto dolci, come il Baklava o il Kadaif.
Gli aperitivi bulgari più popolari sono lo Slivova (acquavite di prugna), la Grozdova (acquavite di uva), la Kaisieva (di albicocca) ed il Mastika (anice).
L'obiettivo della Bulgaria è quella di raddoppiare la superficie coltivata a vite (72 mila ettari nel 2006), portandola quindi ad oltre 150.000 ettari, quota prevista per il 2025. La già buona fama dei vini bulgari, spesso vicini a quelli francesi e spagnoli, è quindi destinata ad aumentare e ad occupare un posto di maggior rilievo nel panorama viticolo mondiale.

I Pierogi a convivio al Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

I Pierogi (sing. pieróg, pronuncia italiana pieròghi, sing. pièrug), sono una tradizionale pietanza della cucina polacca. Esistono anche nelle altre cucine dell’Est Europeo (Ucraina, Bielorussia, Lituania e Russia, dove si chiamano pelmeni). È un piatto tipico che assume le tendenze regionali e offre una varietà immensa di sapori e modi di servire.
I pierogi sono simili a dei ravioloni con diversi ripieni, sia salati che dolci ed anche alla frutta. Le varietà dei ripieni salati sono serviti con pancetta affumicata, lardo e/o la cipolla saltata in padella, in Russia sono spesso serviti con condimento di panna acida (smetàna in russo, śmietana in polacco). Il ripieno fruttato dolce è invece accompagnato da salse pasticcere e pan grattato sciolto nel burro. I più comuni metodi di cottura sono la bollitura e la frittura.
Esistono altre varianti: Pierogi z Kapustą i Grzybami (con ripieno di crauti e funghi), Ruskie Pierogi (con ripieno di patate), Pierogi z Serem (con ripieno di formaggio).
Cenni storici
Le origini della pietanza risalgono all’era medievale. Già nel XIII secolo i pierogi erano quotidianamente presenti sulle tavole delle corti polacche ed in versione più povera erano i pasti dei sudditi. Oggi sono parte indispensabile della cucina tipica polacca e non mancano durante le festività natalizie. In tale occasione la pietanza viene preparata senza carne, in particolare durante il cenone della Vigilia di Natale, viene servita insieme alle 12 pietanze indicate dalla tradizione con un coperto vuoto lasciato per il viaggiatore.

La Croazia al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Dal punto di vista della viticoltura la Croazia si può suddividere in due regioni: continentale e litoranea.
Ognuna di queste si caratterizza per peculiarità geografiche, orografiche, geologiche, agro-ecologiche, ampelografiche, economiche etc.
Dall’estremo nord-ovest della Croazia sotto l’influsso del clima mitteleuropeo, ai territori orientali vicino al Danubio e ai rilievi del monte Fruška gora dove troviamo la decisa influenza del clima pannonico, fino all’Istria nel nord e la provincia di Ragusa (Dubrovnik) e l’entrata nelle Bocche di Cattaro nella costa meridionale dell’Adriatico che beneficia del clima mediterraneo, troviamo numerose regioni vitivinicole molto diverse tra loro.
Queste vengono classificate in cinque zone in base ai valori climatici quali la temperatura media annua, l'irraggiamento solare, le oscillazioni di temperatura e la cadenza delle gelate in tarda primavera o inizio autunno, la quantità e distribuzione delle precipitazioni, l'umidità dell’aria ed altri fenomeni come nebbia, grandine, rugiada e neve, la frequenza ed intensità dei venti, il numero dei giorni di sole etc., unitamente ad altri parametri relativi alla composizione e forma del suolo, esposizione ed inclinazione ed in particolare alle varietà di vite.
Ricordiamo qualche curiosità: nel territorio croato sono stati trovati resti fossili di vite, a Radoboj in Hrvatsko zagorje, datati al terzo periodo del mesozoico (cretaceo), in altre parole più di settanta milioni d'anni fa. Che tale scoperta non sia l'unica lo dimostrano altri fossili in Istria ed in diverse parti del territorio; spesso succede che durante la preparazione del terreno per l'impianto del vigneto si trovino lastre di pietra dove sono impresse foglie, semi o barbatelle, oppure anche ceramiche raffiguranti viti.
Oltre ai resti fossili che testimoniano la presenza della vite nel nostro paese nel passato, ricordiamo che in molti luoghi (nel sud della Dalmazia ed in Erzegovina) vi è la vite selvatica che la gente chiama vinika, vinjaga e loznica ( tutti nomi riconducibili alla vite selvatica), dato che contribuisce alla scoperta dell'origine geografica della vite. Si suppone che siano stati i coloni della Grecia antica a portare la cultura della vite sulle nostre coste, mentre i Romani, insieme agli Illiri, Celti, Traci e Greci hano avuto un ruolo preminente per la sua espansione nell'entroterra. In Istria nel 179/178 a.C. i Romani hanno trovato viticoltura e olivicoltura, la migliore espressione della civiltà ellenica, già sviluppate. Nella Croazia continentale, in periodi diversi, i romani talvolta hanno osteggiato la viticoltura come l'imperatore Domiziano, (51-96 d.C.) oppure incoraggiata come l'imperatore Probo. Dopo essersi definitivamente stabiliti negli odierni territori, i Croati acquisiscono l'esperienza della viticoltura da tribù illiriche romanizzate che vivevano qui ed ampliano e sviluppano tali conoscenze con successi alterni. Tra i momenti più critici si evidenziano il periodo delle guerre e, in tempi moderni, il periodo della comparsa delle malattie della vite e parassiti (oidio, peronospora e fillossera).
Ricordiamo che, secondo un'analisi svolta dall'ex Unione commerciale per la viticoltura i vitigni a bacca bianca sono maggiormente presenti rispetto a quelli a bacca nera. Nel 2004 il rapporto in percentuale è pari all'incirca al 60 % di cultivar a bacca bianca ed al 40% per quelle a bacca nera.
I vini rossi sono meno diffusi, ma spesso di altissima qualità: il Dingač, prodotto nella penisola di Peljesač, è stato il primo vino ad ottenere la denominazione di origine controllata nel lontano 1967. Si tratta di un vino corposo e da accompagnare con piatti sostanziosi, ma merita davvero più di un assaggio. Lo stesso può dirsi del Postup, che si gioca la palma del miglior rosso nazionale con il Dingač ma è meno noto e diffuso (e anche più economico), teran di Buzet, il merlot, il kabernet di Porec, l' opolo, il plavac dell'isola di Brac,
La costa e le isole producono vini di altissima qualità. Spiccano il bianco Vugava, profumato e caratterizzato da un intenso colore paglierino nell’isola di Vis, il Gkr a Korcula e l’eccezionale Malvasia di Dubrovnik il pinot, la kujundjuša, la žlahtina di vrbnik sul isola di krk, il moscato ecc.... In effetti, i vini da dessert della Croazia sono il fiore all’occhiello della produzione nazionale e riflettono il vigoroso carattere di queste terre, sospese tra massicci montuosi e spiagge infinite, tra mare e terra, sole e venti battenti.
Nella parte continentale non possiamo dimenticare il rizling, la graševina, il burgundac, il traminac come la Kutjevačka Graševina e il Kutjevački Chardonnay, l' Enjingijev Rajnski Rizling, e anche la Graševina Krautheker e Zdjelarević, l' Iločki Traminac, il Pinot Blanc di Pajzos e l'Endentski Rizling di Belja sono pregiati in tutto il mondo. I vini delle cantine della diocesi di Djakovo, noti per la produzione di vini che vengono usati durante la liturgia, sono anche molto pregiati.

La cucina del Montenegro al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

La cucina montenegrina è stata influenzata dalla sua posizione geografica e dalla sua storia passata : essa presenta infatti molte affinità con la cucina italiana (pane, formaggi, vino, grappe, zuppe, polenta, polpette, ecc.), grazie al lungo dominio esercitato lungo la costa dalla repubblica di Venezia e ai frequenti contatti con la penisola italiana attraverso il mare Adriatico. Notevole è anche l'influenza esercitata dalla cucina orientale e da quella turca in particolare (sarma, musaka, pilav, pita, burek, Cevapi, kebab, baklava e tulumba). Tra i piatti: carne d'agnello, il tradizionale pivski kajmak, panna di latte del Piva, la carpa fritta e zuppe di pesce molto rinomate. I dolci sono a base di formaggio, pesche o melone; tra i vini il Vranac e il Krstac.
L'arte del vino
La pianura di Crmnica che è situata vicino al lago di Scutari, prende un posto speciale nella viticoltura montenegrina: è la culla delle sorti autoctone delle viti vinifere - vranac e krstač, un luogo dalla lunga tradizione di produzione di vini e di grappe di qualità eccezionale. Come i prodotti della Crmnica, con la loro pienezza e la loro qualità aggiuntiva, anche quelli della Valle Ćemovsko, vicino a Podgorica, sono di altissima qualità. Il grande vigneto costituito di diversi tipi di uva fra le quali si distinguono le due qualità autoctone, il nero vranac e il bianco krstač.
Il Vranac è un ottimo vino secco nero, dal colore rosso scuro rubino con sfumature di viola, il piacevole odore fruttato, dal gusto pieno e di temperamento. Contiene il 12% di alcool. Il Krstač è un vino bianco secco di ottima qualità con un'origine controllata, dalla speciale pienezza, con un buché armonicamente sviluppato, e di colore giallo chiaro, col 12,5% di alcool.

La cucina russa raccontata al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

La cucina tradizionale è una parte importante della cultura nazionale russa. In passato il grano, il frumento, la segale, l'avena ed il miglio erano tra i principali alimenti in Russia e di conseguenza anche i prodotti da essi derivanti come il pane. In una tavola imbandita per un'occasione importante non possono mancare le torte e altri prodotti della pasticceria. Le torte erano preparate con cereali cotti così come anche qualsiasi tipo di frittella o budino.
Anche l'allevamento di bestiame e la caccia erano attività molto praticate in Russia, da qui deriva anche un'ampia varietà di piatti di carne, non solo d'allevamento ma anche di cacciagione.
Le ampie aree boschive soprattutto nel nord della Russia erano ricche di bacche e funghi e questo era considerato come un "dono della foresta" portato sulle tavole russe. Non ci si deve scordare, però, dei piatti di pesce. La cucina russa è rinomata per le varie prelibatezze, specialmente per i rinfreschi, a base di pesce.
I fiumi, i laghi e i mari russi sono ricchi di questo alimento.
I secoli passarono e la crescita dei contatti con l'occidente portò ad una inevitabile contaminazione nella cucina russa. Ai tempi di Pietro il Grande la cucina del tempo si diffuse per tutta la Russia e con essa anche le pentole, le pentole da frittura, le schiumarole e altri utensili indispensabili vennero introdotti.
All'inizio del 19^ secolo i cuochi russi crearono diverse salse e condimenti prendendo spunto dalle salse per cui la Francia era famosa. Queste innovazioni divennero importanti e si accostarono all'uso delle spezie tradizionali russe, come la mostarda e il rafano.

Racconti e storie di vini di valore al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Al 4° Festival Europeo del Gusto che si è svolto al Lido Adriano di Ravenna, è stata raccontata ai giornalisti e ai comunicatori intervenuti la storia di Heres, di Terranuova Bracciolini (Ar).
La Heres Spa nasce sul finire dell'anno 2000 da un'idea di Cesare Turini. Si sviluppa come società di servizi rivolti alle aziende produttrici di vino di alta qualità. L' obiettivo è costruire la commercializzazione del prodotto attraverso la contigua crescita del VALORE del marchio aziendale. Heres rappresenta per tutto il territorio nazionale vini di piccole e medie aziende con l'intento di offrire un portafoglio prodotti di alto profilo per il canale Ho.Re.Ca. Lelogiche progettuali e distributive dell'azienda si rifanno a modelli di commercio di prodotti di alta gamma, esclusivi o da collezionismo estremo.
Heres import si sviluppa dalla fine del 2006, partendo da una selezione di importanti produttori di Borgogna. Questa scelta riflette da subito la volontà di incontrare aziende di elevata qualità, al pari delle aziende italiane, che sappiano portare con sé un inequivocabile segno distintivo, di personalità, ricerca e passione nell'esplorare la tipicità del proprio territorio.

Corte Moschina (Roncà-Vr) al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
Le terre di verona sono state presenti alle giornate di informazione del Festival, grazie agli splendidi vini dell'azienda Corte Moschina di Roncà.
Patrizia e Silvano hanno saputo trasmettere ai giornalisti e ai comunicatori intervenuti, la passione e la competenza dei produttori di una delle zone meno conosciute del Veneto.
Ai piedi dei Monti Lessini, in un territorio dove il verde dei vigneti domina, su una modesta altura, una antica proprietà veneziana riportata all'originaria bellezza racchiude "Corte Moschina".
Due storici obelischi, simboli marinari della serenissima, segnano l'accesso alla corte, dove Silvano e Patrizia, con i loro figli Alessandro e Giacomo, vi invitano a condividere il loro mondo, fatto di amore per la terra e passione per il vino.
L’Azienda Agricola Corte Moschina ha infatti la sua base operativa in una delle ville più belle dell’intera zona non solo dell’est veronese, ma di tutta la provincia. Conosciuta un tempo col nome di Valletta dei Grimani, dal nome di un’importante famiglia veneziana presente nel territorio, e situata fra Monteforte d’Alpone e Roncà, dove il mondo del Soave incontra quello del Durello, essa è stata acquistata nel 1991 da Patrizia Niero e dal marito Silvano, i titolari dell’azienda, che da qui hanno iniziato la loro avventura.
L’azienda si è fatta conoscere negli anni, oltre che per la produzione di eccellenti bianchi DOC (come I Tarai- Soave) e di pregevoli Cabernet IGT, per la creazione di straordinari spumanti 100% Durello, ottenuti da vigne situate nelle colline di Roncà, fra i 250 e i 300 metri d’altezza, in zone dal terreno a carattere argilloso basaltico.
A tutt’oggi Corte Moschina si presenta sul mercato con due prodotti: il Lessini Durello DOC Metodo Classico ed il Lessini Durello DOC Metodo Charmat.
Il Festival è stata così una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

Dolo e la Riviera del Brenta al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
La Riviera del Brenta e il comune di Dolo (Venezia),sono stati fra i protagonisti delle giornate di informazione
del Festival.Mario Vescovi,assessore al Turismo del comune di Dolo, ha raccontato ai giornalisti e ai comunicatori
intervenuti, il progetto di rilancio turistico di questa splendida zona, che si basa sul coordinamento di tutte le forze istituzionali,associative, imprenditoriali e culturali in una sorta di Tavolo per il turismo della Riviera del Brenta.Il primo dato rilevante emerso riguarda proprio il pieno interesse dei comuni che non si affacciano direttamente sulle rive del Naviglio a essere parte integrante del progetto di riqualificazione turistica della Riviera, in un percorso che si vorrebbe conducesse all’esaltazione dei punti di interesse naturalistico e culturale – che assolutamente non mancano – anche delle cittadine dell’entroterra rivierasco.
In questo senso le amministrazioni comunali hanno pienamente aderito alla proposta, lanciata dall’assessore Vescovi, di ‘preparare una sorta di lista dei “prodotti turistici da spendere” all’interno di ogni Comune, così da creare, in un prossimo futuro, percorsi diversificati: ecoturismo, turismo delle ville, turismo gastronomico, turismo religioso e quant’altro’.
La seconda testimonianza da Dolo è venuta da Annalisa e Luigino, titolari della storica macelleria equina al Cristo,
la più antica della Città, poichè è stata fondata nel 1927: ci sono alle pareti le foto storiche a testimoniarlo, dal nonno in poi. Con loro si è potuto per davvero ricostruire la storia dell'evoluazione del gusto .
Il Festival è stata così una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

I passatelli de' I Pastai' di Cesena al 4° Festival Europeo del gusto al Lido Adriano di Ravenna

Le giornate di informazione del 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, hanno proposto ai giornalisti e ai comunicatori intervenuti, i prodotti della Romagna.
Recentemente,in una delle giornate anticipatorie del Festival presso il ristorante Donini per la Gola in Corte Dandini a Cesena, l'associzione l'Altratavola aveva presentato le paste artigianali del laboratorio I Pastai di Cesena.
Semplicemente eccezionali.
Ecco allora l'idea di riproporre le paste di Catia ed Ermes al Festival, con una 'provocazione' cucinaria all'altezza delle tradizioni romagnole : i passatelli in brodo.
Tra i tanti piatti tipici della Romagna la minestra in brodo più caratteristica, più originaria, più romagnola è quella dai passatelli, sicuramente una delizia per il palato che vale la pena imparare a cucinare.
Questa particolare bontà nasce da un impasto di uova, formaggio, pane raffermo grattugiato, noce moscata, eseguiti con l'apposito ferro da passatelli. Infatti, per preparare i passatelli sarebbe necessario usare un attrezzo particolare, il "ferro per i passatelli", difficilmente reperibile al di fuori della Romagna. In alternativa, è però possibile utilizzare con buonissimi risultati uno schiacciapatate a fori grossi. I passatelli in brodo sono squisiti e riescono benissimo anche in brodo di pesce.
Mai scelta fu più azzeccata!

I formaggi di Sicilia al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
La Sicilia ha partecipato alle giornate di informazione del Festival con due 'originali' presenze.
Anzitutto la degustazione del formaggio Piacentinu Ennese DOP della Casearia di Venti,presso il ristorante Ca' Vinona al Lido Adriano di Ravenna.
Situato nel territorio di Calascibetta, cittadina dalle nobilissime tradizioni, il Caseificio Di Venti, opera da più di trent'anni nel settore della produzione dei formaggi tipici siciliani.
I suoi formaggi sono il frutto della lavorazione artigianale di latte proveniente da allevamenti ovini di razza comisana alimentati su pascoli naturali e con fieni scelti.
I prodotti vengono sottoposti a continui e rigorosi controlli al fine di offrire qualità e genuinità, gli attributi che da sempre hanno caratterizzato la produzione del caseificio e il tradizionale gusto siciliano.
Molte sono le storie sulle origini di questo formaggio. Una leggenda vuole che Ruggero il Normanno , intorno al 1090, preoccupato per la consorte Adelasia prostrata da un invincibile depressione, invitasse i casari del luogo a preparare un formaggio che avesse doti taumaturgiche. Da qui sarebbe nata l'idea di aggiungere al latte di pecora una manciata di 'Crocus sativus' (zafferano),spezia nota nell'antichità per le sue qualità antidepressive ed energizzanti.
La seconda partecipazione ha riguardato l'appassionato intervento sulla cucina siciliana del titolare della Pizzeria Ristorante da Pippo di Porto Corsini di Ravenna,ove vengono proposte specialita a base di pesce e piatti tipici della cucina siciliana.
Il Festival è stata una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

Il Caseificio Tomasoni al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
Al Festival ha portato il proprio contributo di idee e di bontà, il Caseificio Tomasoni di Breda di Piave.
Paola Tomasoni ha presentato ai giornalisti e ai comunicatori la storia dell'azienda di famiglia.
A "Campagne di Breda di Piave",sulle sponde del fiume omonimo,circondata da fresche e limpide risorgive,inizia la storia del Caseificio Tomasoni.In questa località, fra le più suggestive del Veneto, terra di coltivatori, allevatori
e mugnai, Primo Tomasoni e la moglie Annamaria, nel 1955, rilevarono un'antica fattoria in disuso per iniziare una tipica attività locale: la produzione casearia.
Di origine lombarda, fin dalla più tenera età, Primo Tomasoni apprende l'arte del casaro. Appassionato per i formaggi freschi, esordisce con il Pannarello e la Crema del Piave.Oggi, nel caseificio che porta il suo nome,lo affianca il figlio Moreno: insieme custodiscono i precetti e le tecniche della lavorazione artigianale casearia Tomasoni.
Una degustazione dei prodotti presso il ristorante Ca' Vinona al Lido Adriano di Ravenna, ha entusiasmato i partecipanti.
Il Festival è stata così una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

Il Montello al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

L'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione l'Altratavola hanno aperto il 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, sotto il Patrocinio della Civica Amministrazione e in collaborazione con la Pro Loco, venerdì 30 settembre, presso il ristorante Ca' Vinona, con un anteprima riservato alla stampa locale e nazionale sulle iniziative e i progetti della rete europea.
Borghi Europei del Gusto collega infatti borghi e territori poco conosciuti di ben 15 Paesi Europei e di 20 regioni italiane, al fine di avviare iniziative comuni di valorizzazione ed informazione.
La zona collinare del Montello compresa nei comuni di Crocetta del Montello, Giavera, Montebelluna, Nervesa, e Volpago in provincia di Treviso, si estende su una superficie di 6.000ha, con una copertura arborea di circa 2.500ha e una altezza massima di 360mt.La caratteristica principale del Montello è la terra rossa che ricopre una conglomerato di ciottoli calcarei, porfido e granito impastati con argilla, tutti detriti del fiume Piave cementati in quella zona. Oltre alla terra rossa, le doline, le caverne e il diffuso carsismo rendono questo ambiente ideale per la ricerca ambientalista.
In questo contesto Sandro Facchin, fornaio in quel di Ciano del Montello, conduce da anni una ricerca sulle farine tradizionali,per creare biscotti e dolci di assoluta artgianalità.
Al Festival Europeo del Gusto Facchin ha proposto le sue 'creazioni',presso il ristorante Ca' Vinona, raccogliendo
gli apprezzamenti dei giornalisti e dei comunicatori intervenuti.
Il Festival è stata una vera e propria conferenza stampa non stop,un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si sono raccontati, in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.Sono state presentate le esperienze di oltre dieci paesi europei e dieci regioni italiane : i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno condotto ininterrottamente un laboratorio di informazione sul tema della comunicazione territoriale.
Al Festival sono stati invitati oltre 150 delegati delle terre del gusto che partecipano alla rete.
I lavori del Festival sono proseguiti poi nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre .

La Ciociaria al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Da sempre la Ciociaria partecipa alle iniziative della rete dei Borghi Europei del Gusto, grazie alla associazione Gusto e Buonsenso di Pontecorvo.
Al 4° Festival Europeo del Gusto che si è tenuto al Lido Adriano di Ravenna, il giornalista ed enogastronomo Bruno Sganga ha presentato alcune eccellenze delle terre ciociare.
"Ciociaria è buon senso, è genuinità, è tendenza. Quello che può sembrare uno slogan è molto più semplicemente una realtà di cui tutti nel territorio (persone, enti, operatori e turisti) dovrebbero avere maggiore consapevolezza ed orgoglio."
Con queste parole Sganga ha sottolineato l'impegno della Associazione per far conoscere ed apprezzare le eccellenze della Ciociaria, al di fuori dei propri confini.
I comunicatori e i giornalisti intervenuti al Festival hanno apprezzato la qualità delle proposte agrolimentari,
ricordando come il Premio Giornalistico L’Altra Tavola (fondato nel 1989 sotto il patrocinio della rivista L’Etichetta di Luigi Veronelli),avesse segnalato nel 2008 in Friuli Venezia Giulia, ben due personalità del mondo turistico ciociaro.

La cucina polacca al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

La cucina polacca si differenzia molto da quella italiana, per ovvie questioni di clima e di tradizioni.
Gli orari e le quantità dei pasti sono sostanzialmente diversi da quelli italiani, soprattutto perchè gli orari di lavoro e di scuola spesso non prevedono una pausa pranzo molto prolungata.
La colazione (śniadanie in polacco) è consistente ed è visto come un momento fondamentale della giornata. Può prevedere uova, formaggio, piatti caldi, salsicce e altro, tutto in funzione del tempo a disposizione e della stagione.
Anche il pranzo (obiad in polacco) è consistente, soprattutto in inverno sono presenti sulle tavole molte zuppe, come il rosół, o zuppe di funghi, di cipolla, di pomodoro o la kartoflanka (zuppa di patate). Dopo le zuppe spesso è previsto il classico "secondo" con carne, pesce, uova, patate (molto usate in Polonia).
Ciò che maggiormente differisce dalle tradizioni italiane è la cena (in polacco si dice kolacja, uno dei tanti falsi amici fra le due lingue). Spesso frugale, si consuma verso le 18-19, non prevede grandi quantità, si ritiene infatti, a ragione, che è più sano mantenersi leggeri la sera.
A tavola, non è molto usata l'acqua, specialmente quando ci sono ospiti, mettere solo una bottiglia d'acqua non è simbolo di ospitalità. Per questo in Polonia si usa bere molti succhi di frutta, thè (i polacchi ne bevono tanto e di diverse qualità, un po' meno il caffè, e s'intende caffè americano) oppure il kompot, ovvero frutta cotta, spesso di stagione.
Sono diversi i piatti caratteristici mangiati in Polonia, forse fra questi, spiccano i pierogi, ovvero dei ravioli ripieni, sia salati che dolci.
I pierogi possono essere di diversi tipi, i più popolari sono quelli con la carne (pierogi z mięsem), con i funghi e i crauti (pierogi z kapustą i grzybami), ruskie (con patate lesse, ricotta e cipolla) e con il formaggio (pierogi z serem), quest'ultimo forse il più popolare fra le versioni dolci.
Ma le varietà sono notevoli, spesso in Polonia si trovano dei ristoranti specializzati dove li preparano a mano. Possono essere cucinati fritti, bolliti oppure al forno. Al supermercato si comprano surgelati ma non è difficile prepararli a casa.
Il piatto fast-food principale è la zapiekanka, ovvero pane tagliato in due con formaggio, funghi (a volte si trova col salame) e ketchup al forno, molto economico e spesso consumato quando si ha poco tempo.
Fra gli altri piatti più popolari, sono presenti i naleśniki (simili alle crepes), sia salate che dolci.
Anche in Polonia sono presenti piatti regionali. Un esempio può essere dato dallo żurek, una zuppa ricca di farina di segale che le conferisce un sapore acido, con salsiccia, funghi secchi, uova e patate. E' un prodotto tipico della Slesia, in alcune regioni dei dintorni viene anche servito, ma spesso si tratta del barszcz biały, leggermente diverso.
Altro piatto molto particolare è il barszcz czerwony, una zuppa di barbabietole rosse che, bollite, le conferiscono un colore e un sapore particolare. Viene spesso consumato a Natale insieme alla uszka, un altro tipo di ravioli.
I crauti (kapusta in polacco) è molto consumata, soprattutto nel Sud della Polonia. Si può trovare sia come contorno, come ripieno (come nei già citati pierogi) o come ingrediente principale, come nel bigos.
Nella cucina polacca, il giorno della Vigilia di Natale, viene spesso consumata la carpa (karp in polacco). Sono diversi gli allevamenti in Polonia e viene cucinata in varie maniere.
I dolci sono sostanzialmente diversi da quelli italiani e anche questi sono legati alle tradizioni del posto. Caratteristici della città di Toruń sono i pierniki, biscotti panpepati ricchi di miele, preparati in diverse forme e ripieni. Altri dolci molto popolari sono il sernik (a base di formaggio) e il makowiec (a base di semi di papavero).
L'olio d'oliva non è previsto dalla cucina polacca (spesso in Polonia è importato e costa molto), si usa molto l'olio di semi, il burro e il lardo. Nei ristoranti, come antipasto, viene spesso servito lo smalec, ovvero del lardo condito con cipolle fritte o con bacon, da spalmare sul pane. Ottimo accompagnamento con la birra, viene prevalentemente consumato nei periodi invernali.
Gli alcoolici sono consumati, in particolare birra e vodka. Ma non ci sono sostanziali differenze rispetto al consumo di molti altri paesi europei.

Siviglia e l'Andalusia nei Borghi Europei del Gusto

Siviglia e la sua Provincia partecipano alla rete dei Borghi Europei del Gusto fin dal 2009.
L'Andalusia è presente con la Società Prodetur e l'Asemesa, associazione di esportatori ed industriali di olio e olive da tavola.
Prodetur è la holding del Provincial de Sevilla,che costruisce un background ed esperienza nello sviluppo economico locale e la promozione della provincia, che ha le sue origini nel 1987, anno in cui l'istituzione definisce la strategia e l'impegno per il locale.
Dopo l'intervento al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna, una delegazione dell'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto partecipa in questi giorni alle Giornate Gastronomiche del Vino e dei Distillati di Siviglia (dal 1 ° ottobre 2011 fino al 9 ottobre, 2011).
La II Gastronomica dei Vini e Spiriti di Siviglia e provincia è un circuito gastronomico dove i vini, liquori e semi di anice acquisiscono un ruolo di complemento perfetto per una selezione di piatti offerti da numerosi ristoranti a Siviglia e provincia, con l'idea di promuovere la gastronomia come attrazione turistica per i visitatori.
L' iniziativa comporta la collaborazione dell'Associazione degli Alberghi a Siviglia Provincia, l'Associazione Ospitalità di Siviglia e Provincia e l'Associazione dei Produttori di Vini e Spiriti di Siviglia.
Durante la settimana, punti vendita aderenti offrono un menù a scelta, composto da un antipasto, un primo, secondo e un dessert, che deve essere abbinato a vini e liquori di Siviglia.
La Seconda Mostra dei Vini, liquori e semi di anice a Siviglia si svolge dal 7 al 9 ottobre nel cortile del consiglio, al fine di valorizzare i prodotti da promuovere.
La delegazione dei Borghi Europei del Gusto proporrà l'organizzazione di alcune giornate di informazione ( I Colori di Siviglia e della sua Provincia), in febbraio 2012 a Venezia e Treviso.

Da Cesara (Piemonte) per raccontare la cucina piemontese al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Cesara appartiene alla provincia di Verbano-Cusio-Ossola e dista 26 chilometri da Verbania, capoluogo della omonima provincia.
Cesara conta 606 abitanti (Cesaresi) e ha una superficie di 11,3 chilometri quadrati per una densità abitativa di 53,63 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 499 metri sopra il livello del mare.
Il piccolo comune piemontese è stato raccontato da Aldo, cuoco sopraffino, che ha saputo portare in Veneto la cucina delle sue terre, aprendo il ristorante pizzeria Ai Due Tori a Treviso.
Al 4° Festival Europeo del Gusto che si è svolto al Lido Adriano di Ravenna, si è così realizzato un inedito matrimonio fra veneti e piemontesi, suggellato dalla degustazione di un piatto piemontese (cipolotti ripieni di delizie).

Cipolle ripiene alla piemontese

Persone: 4
Ingredienti
per la ricetta di Cipolle ripiene alla piemontese:
4 grosse cipolle
40 g di salsiccia
150 g di carne di vitello passata 2 volte al tritacarne
30 g di burro
un amaretto pestato
5 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
2 uova
un cucchiaio di grappa
alcuni grissini pestati finemente
poca noce moscata grattugiata
sale
pepe
poco burro per la pirofila
Preparazione
della ricetta di Cipolle ripiene alla piemontese:
Togliete la pelle alla salsiccia e fatela appena soffriggere in un tegame insieme a 20 g di burro; unite la carne di vitello macinata, rigirate accuratamente e lasciate rosolare leggermente, quindi togliete il tutto dal fornello. Sbucciate le cipolle e fatele cuocere per 1/4 d’ora in acqua bollente leggermente salata. Scolatele con cura, mettetele sopra un canovaccio e tagliatele a metà orizzontalmente. Con molta delicatezza, aiutandovi con un cucchiaino, estraete la parte centrale della polpa e tritatela finemente, quindi unitela alla carne e alla salsiccia. Amalgamate al composto un uovo intero, sale, pepe e noce moscata, 4 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato e l’amaretto. Riempite le mezze cipolle e ponetele in una pirofila imburrata. Spruzzatele con un pochino di grappa, pennellatele con l’altro uovo sbattuto e spolverizzatele con i grissini finemente pestati e miscelati con un cucchiaio di parmigiano grattugiato. Disponete sopra ad ogni 1/2 cipolla un fiocchetto di burro, quindi passate in forno ben caldo (200 °C) e lasciate cuocere per 45 minuti abbondanti, sino a che si sarà formata sulla superficie una crosticina dorata.
Potrete servire questo gustoso piatto (che è consigliabile preparare con cipolle piemontesi, note per il loro sapore dolce) sia caldo sia freddo. Nel primo caso però le cipolle ripiene saranno più digeribili.

Il ristorante Pizzeria Barbè al Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Il ristorante pizzeria Barbè nasce a Lido Adriano nel 1992.
Il locale è a conduzione familiare e si avvale dell'aiuto di cinque collaboratori.
L’ambiente è stato ristrutturato tre anni orsono : sono state apportate delle modifiche alla struttura principale, cercando di separare la zona ristorante da quella del bar. Per la tranquillità delle famiglie è stata anche creata una piccola zona giochi per i bambini.
Davide Minardi, il titolare,osserva : " La crisi per noi non esiste : sono soddisfatto della mia attività."
La pizza è, come si suol dire, il piatto forte, tanto da far meritare a Barbè una segnalazione dalla Guida del Gambero Rosso.
"Per quanto riguarda la pubblicità - osserva Davide -, ho utilizzato i giornali locali e le emittenti radiofoniche, ma ritengo che il “passaparola” sia il mezzo più efficace per attrarre i clienti."
Il locale è arredato bene, si dimostra pulito e i collaboratori sono di bella presenza; tutto ciò fa si che sia assai frequentato.

Lo Squacquerone al 4* Festival di Lido Adriano

Lo squacquerone (detto anche squacquero o squacquarone o squaqquerone) (in romagnolo squäquaròn) è un formaggio fresco e cremoso di colore bianco tipico romagnolo, oggi diffuso in tutta l'Emilia-Romagna (anche se la maggior parte degli esperti lo accredita come originario delle colline romagnole, al confine con il bolognese), dalle origini molto antiche. Il nome ha origine dal dialetto squaquaron, ad indicare l'elevata "acquosità" di questo formaggio che, essendo molto molle, tende ad assumere la forma dell'oggetto in cui è contenuto; è molto simile allo stracchino o alla crescenza, ma dalla consistenza più liquida (infatti è composto per circa il 60% di acqua) e non esiste crosta.
Esistono notizie certe della sua preparazione nel XIX secolo, in quanto viene citato in una lettera del cardinale Carlo Bellisomi vescovo di Cesena; tuttavia la tradizione popolare fa risalire la sua origine al I secolo d.C.
Attualmente si produce tutto l'anno, da latte vaccino intero crudo. Tradizionalmente invece veniva prodotto in inverno periodo in cui era più facile conservarlo.
Trattandosi di un formaggio estremamente morbido, è facilmente spalmabile. Non viene stagionato, e quindi va consumato entro pochissimi giorni dalla produzione (3 o 4).
È uno dei prodotti "per eccellenza" con cui viene farcita la piadina, altro prodotto tipico delle terre romagnole.
Preparazione
Il latte intero è la materia prima utilizzata. Per la preparazione dello squacquerone si porta il latte a 38-40 °C (previa pastorizzazione a 72 °C X 15 sec.). Si procede quindi all'aggiunta del caglio liquido (ad es. 25 ml caglio animale a titolo 1:22000 per 100 litri di latte). Il caglio va aggiunto con movimento circolare mentre la massa di latte è in rotazione. Una volta miscelato il caglio, la rotazione della massa va fermata con un movimento opposto. Prima dell'aggiunta del caglio alcuni produttori artigianali inoculano lattoinnesti mesofili di Streptococcus lactis e S. creamoris e sottopongono la massa ad una fase di acidificazione di 10-15 minuti. La cagliata viene lasciata coagulare per 90 minuti senza disturbare la massa. Quando la cagliata è pronta la si taglia in cubi di circa 10 cm di lato. Dopo la rottura della cagliata la massa si lascia sedimentare per altri 45-60 minuti al fine di eliminare il siero in eccesso, e viene poi messa in appositi stampi, in un locale di stufatura a 25-30 gradi e umidità 90-95%. Inizialmente le forme sono rigirate continuamente, poi sempre più di rado; l'operazione termina quando la pasta ha raggiunto la giusta consistenza, generalmente dopo 3-4 ore di stufatura; la salatura si fa in salamoia per circa due ore (ad es. 20% cloruro di sodio, 0.03% cloruro di calcio, 0.005% acido lattico). Alcuni produttori procedono invece alla salatura diretta. Matura in 4-5 giorni in ambiente refrigerato a 3-4 °C, dove le forme sono avvolte in carta. La resa è dell'15-17%. La stagionatura non si effettua.

I formaggi di Boschetto Vecchio al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

La Macelleria Frabbri di Porto Fuori (Ravenna), ha operato la selezione delle eccellenze romagnole da proporre al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna.
Alle degustazioni giornalisti e comunicatori hanno potuto deliziarsi con i formaggi dell'Azienda Agricola Boschetto Vecchio della famiglia Fucci di Conselice (Ravenna).
"Nel Caseificio Boschetto Vecchio sono presenti oltre 100 vacche poste liberamente in ampli box ed alimentate con foraggi di produzione propria; producono latte del circuito “alta qualità”: da un’ottima materia prima certificata nascono formaggi prodotti artigianalmente e con tecnologie naturali nel caseificio aziendale. La freschezza e la qualità dei formaggi sono garantite da tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti.Le tecniche di lavorazione utilizzate rispettano la naturalità del prodotto, in modo da non alterare le qualità organolettiche del nostro latte, rispettando le tradizione del nostro territorio e della famiglia.Sul banco del nostro negozio si possono trovare moltissime tipologie di formaggi freschissimi, paste filate e stagionati.Durante tutto l'anno, ma specialmente durante le feste, è possibile prenotare ceste e confezioni di vario genere e dimensione.
Siamo aperti al pubblico dalle 8,00 alle 12,00 e dalle 15 alle 19 tutti i giorni, domeniche e festivi dalle 15.30 alle 18.30. Siamo presenti ai mercati agroalimentari del comune di Imola e di Alfonsine."

Per info:
Tel & fax: 0545-980130 oppure 348-2605251
Boschetto.vecchio@libero.it

Fusignano e i Salumi del Nonno

La Macelleria Fabbri di Porto Fuori (Tavenna) e il ristorante Ca' Vinona hanno realizzato la selezione delle eccellenze romagnole fa proporre al 4° Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna.
Fra i salumi di tradizione presentati, i prodotti del Salumificio del Nonno di Gilberto Graziani di Fusignano (Ra).
Cenni storici su Fusignano
Dopo la terribile alluvione del 1250 che sconvolse l'assetto territoriale tra Senio e Santerno, il Conte Bernardino di Cunio, per riedificare il suo castello di Donigallia, scelse per luogo il Fundus Fuscinianus , il cui suffisso latino testimoniava l'antichità di una terra che, per la sua favorevole posizione, aveva insularmente resistito ad ogni inondazione.
Il nuovo insediamento ereditò la doppia tradizione del Castello di Donigallia e della Pieve di San Giovanni Battista in Liba traslocata entro le mura. La nuova sistemazione fu definitiva nei siti e nelle forme; da quel tempo in poi coincisero i confini ecclesiastici e politici di Fusignano.
Complice nell'assassinio dell'arcivescovo di Ravenna, il conte Ugolino di Cunio portò la maledizione sul suo casato e sul Castrum Fusiniani, che venne alienato ai Polentani (1359), perdette il suo ruolo di centro amministrativo e militare ed immiserì : la sua mutevole sorte dipese dagli scontri, che lo coinvolgevano più di quanto lo interessassero, nella dantesca Romagna che mai ebbe pace nel cuore dei suoi tiranni.
Il Castello di Fusignano tornò ai Cunio, venne in balia dei Visconti, passò ai Manfredi ed al Paganello, fu venduto al conte Sacrati (1441) che, incapace di difenderlo, lo permutò con gli Estensi (1445).
Stabiliti i confini con Lugo (1457), gli Estensi diedero al paese la coscienza della propria identità terrritoriale e comunitaria espressa nel simbolo del Fuso.
Borso d'Este infeudò il castello a Teofilo Calcagnini nel 1465. Nella Romagna estense allora Fusignano acquisì uno specifico ruolo entro l'area di uno Stato che realizzava il proprio equilibrio nella compenetrazione di territori immediatamente soggetti e territori mediamente infeudati.Sorsero conflitti tra Comunità e Feudo per i pesi "innovati" da Teofilo, primo fra tutti l'odiosa "tassa della Guardia", nella quale era stato convertito un antico obbligo dei Fusignanesi di presidiare il Castello.
Dopo un concordato tra le parti (1489), i Calcagnini, in difficoltà sul fronte esterno ed interno, concessero uno Statuto (1514): i Fusignanesi avevano aperto le porte al capitano pontificio Sassatelli ed all'orizzonte locale si profilava l'ombra minacciosa dei Corelli, la famiglia antagonista che giocava le proprie possibilità in una complicata situazione, per cui Fusignano era attraversato da diversi poteri che si sovrapponevano, poiché quello ecclesiastico aveva il proprio centro diocesano a Faenza, fuori dello stato Estense. Dopo la devoluzione del ducato di Ferrara allo Stato Pontificio (1598), i pontefici confermarono il feudo elevandolo a marchesato; allora i Corelli dovettero sfidare i Calcagnini in un impossibile scontro frontale che ebbe il suo epilogo nello strazio di Rodolfo (1622), il caporione dei congiurati giustiziato, squartato ed appeso alla porta della sua casa che fu distrutta e sementata col sale l'area su cui sorgeva.
Debellata ogni opposizione , i feudatari presero ad ingariare terra e territorio. Un secolo dopo, la scomparsa sulla scena locale di un nuovo Corelli (nipote di Arcangelo, il sommo violinista che diede statuto alla musica strumentale) nella carica di Vicario Foraneo, fece esplodere un'annosa tensione latente tra ceto ecclesiastico e camera baronale a proposito dell'immunità: il pio e coraggioso abate Giulio denunciò al presule gli abusi della casa marchionale (1739) e seppe coinvolgere nella controversia anche la Comunità laica.La terra di Fusignano era cresciuta "nel materiale e nel formale" in breve tempo, dopo un buio periodo durante il quale, vessata ed umiliata, non aveva avuto alcuna espressione cittadina. Senza un fattuale Consiglio della comunità, senza alcuna scuola perché i feudatari avevano osteggiato ogni insediamento conventuale per il pericolo dell'estensione dell'area delle immunità ecclesiastiche.
Ma nei primi anni del secolo XVIII un maestro brisighellese rifugiatosi a Fusignano, Marcello Padovani, aveva aperto una scuola da cui erano usciti notai e preti letterati - tra i quali uno dei primi precettori del poeta Vincenzo Monti - e l'arciprete don Cricca che istituì la collegiata (1744) per il decoro della Chiesa locale, dando coscienza ecclesiastica ad un clero avvilito delle prepotenze dei Calcagnini.Tutto il paese acquistò qualità, fu selciato (1784), ebbe l'orologio pubblico (1785) ed un Teatro (1794).
Le nuove forme di espressione urbana diedero personalità a Fusignano che si riconobbe soggetto di storia, prima implicitamente con le annotazioni del Cricca, poi in modo formale con le memorie del Laurenti.All'arrivo dei francesi (1796) si trovarono predisposti ad accogliere il verbo esportato dalla Rivoluzione non soltanto i discendenti ramificati dei Corelli, ma anche personaggi provenienti da famiglie legate all'antico regime. I patrioti romagnoli che più si illustrarono nelle imprese napoleoniche hanno relazione con Fusignano: Filippo Severoli, fusignanese di nascita e faentino di patria, Pier Damiano Armandi, faentino di nascita e fusignanese di patria.Il feudo caduto non sarà restaurato col ritorno di Fusignano allo stato della Chiesa (1815); le idee rivoluzionarie tanto avevano radicato che alto sarà il contributo di volontari alle Guerre d'Indipendenza durante il Risorgimento.
FUSIGNCSUMB
Con l'Unità d'Italia, Fusignano venne stornato da Ferrara, alla cui legazione era appartenuto, ed assegnato come Comune alla Provincia di Ravenna; la nuova divisione amministrativa penalizzò il piccolo centro rurale, separandolo da ogni importante rete di comunicazione. La struttura urbanistica del paese restò invariata, ma il centro nevralgico si spostò dal Castello al Borgo (l'attuale Corso), zona residenziale delle nuove famiglie possidenti, tra le quali primeggiava senza confronto, quella dei Piancastelli che diede assetto agrario a quella estensione che i Calcagnini avevano territorialmente sistemato.
Uno degli ultimi Piancastelli, Carlo, nel sontuoso palazzo da lui costruito, raccolse in collezioni di grande valore , ora conservate a Forlì, le memorie della Romagna.La Comunità di Fusignano venne retta e guidata, senza infamia e senza lode dal ceto dei possidenti, sino alla fine del XIX secolo.
Fu un polemico intellettuale, Leone Vicchi, a introdurre il concetto e la pratica dell'opposizione nel Consiglio Comunale e da allora i partiti si sono disputati il governo della cosa pubblica locale. La propaganda e le organizzazioni " rosse" ebbero fortuna in tutta la bassa Romagna e Fusignano fu uno dei centri della settimana Rossa (1914) e da quella data l'Amministrazione s'è tinta del medesimo colore, escluso il ventennio fascista, durante il quale il paese ha dato il suo contributo di sangue alla causa della libertà, dall'assassinio del sindaco Emaldi (1923) all'eccidio del Palazzone durante la resistenza (1944). La Seconda Guerra Mondiale sostò per quattro mesi sul fiume Senio e ridusse Fusignano ad un cumulo di macerie. Scomparsi gli edifici che memorizzavano il passato, il paese è risorto a nuova e diversa vita, ha triplicato la propria area urbana.
Estinte le famiglie storiche , la proprietà della terra è passata ai coltivatori diretti, e per qualche decennio, Fusignano ha anche beneficiato di un'avventura industriale che ha lasciato in eredità un buon settore produttivo.

I Salumi di Alberico al 4° Festival Europeo del gusto al Lido Adriano di Ravenna

La Macelleria Fabbri di Portofuori (Ravenna), ha selezionato le eccellenze romagnole da proporre al 4° Festival Europeo del Gusto che si è svolto al Lido Adriano di Ravenna.
Fra i salumi di tradizione ecco i Salumi di Alberico.
"Fin da ragazzo il mio sogno più grande era quello di fare il macellaio".
Dal 1981 Fabrizio Fusè porta avanti con passione l'attività di macellaio e salumiere, a partire da quando, a 14 anni, ha incominciato a lavorare come garzone in un salumificio di Lugo. Nel 1995 insieme a sua moglie apre la Grande Macelleria a Barbiano e nel corso degli anni matura il sogno ricorrente di fare insaccati.
"I Salumi di Alberico" rappresenta la realizzazione di questo sogno: la produzione artigianale di Salami e Salsicce avviene secondo le tradizioni della campagna romagnola e utilizzando solo ingredienti naturali.

E' in uscita il terzo numero della rivista Eurovinum

E' in uscita il terzo numero della rivista Eurovinum, Organo Ufficiale della Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto.
La rivista sarà interamente dedicata ai lavori del 4° Festival Europeo del Gusto che si è svolto al Lido Adriano di Ravenna e darà ampio spazio alla nuova iniziativa di informazione Azione Terre Bizantine.

'I Dialoghi Internazionali del Piave' presentati al Festival Europeo del Gusto al Lido Adriano di Ravenna

Al Festival Europeo del Gusto che si è tenuto al Lido Adriano di Ravenna, il Cenacolo del Gusto del Piave dell'Associazione L'Altratavola ha presentato l'edizione 2011 dei 'Dialoghi Internazionali del Piave',che si
svilupperanno nei mesi di novembre e dicembre.
Si tratta di un vero e proprio percorso, in cui diversi territori italiani ed europei si 'racconteranno', in un susseguirsi di storie materializzate in stage televisivi, incontri con giornalisti e comunicatori, degustazioni commentate,interviste in diretta, conferenze di 'filiera',presentazioni continue di prodotti ed esperienze, in un 'non stop' capace di far emergere gli aspetti inediti di una Europa del Buon e Bello vivere.
L'iniziativa farà nascere una imponente campagna di informazione sulla zona del Piave.

Francesco Parpaiola..... fornaio Fuori dal Coro

Alle iniziative di informazione di Fuori dal Coro nelle Terre del Piave, non poteva mancare una ricerca accurata di artigiani capaci di esprimere una qualità primigenia.
Così i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola si sono ricordati del pane di Francesco Parpaiola di Valdobbiadene, conosciuto nel corso di un mitico stage televisivo alla Trattoria Dalla Libera di Sernaglia della Battaglia, autentico tempio della cucina d'autore.
"Francesco Parpaiola, in arte fornaio, lo abbiamo conosciuto grazie allo stage televisivo che la rete di informazione l'Italia del Gusto aveva realizzato alla Trattoria Dalla Libera di Sernaglia della Battaglia.Noi, vagabondi frequentatori di quell'isola dorata, ci chiedavamo spesso di chi era quel pane : in questi tempi bui non è facile (lasciatecelo dire), degustare un pane artigianale di qualità.Sarà per via della crisi, sarà perchè siamo 'malati' del buon e bello vivere, ma negli ultimi tempi ci sembra che la qualità tante volte strombazzata , sia soltanto uno slogan pubblicitario.Così quando siamo andati a trovare Francesco e Carmela nel loro laboratorio di Valdobbiadene, eravamo ben coscienti di incontrare in personaggio, schivo, se volete, ma impegnato a produrre un pane di autentica eccellenza.Così, tra un commento e l'altro, ci siamo fatti raccontare la storia di un fornaio che produce, ma che ha rinunciato ad avere un proprio punto vendita, per seguire meglio le diverse fasi del proprio lavoro.
Una scelta che la dice lunga sulla filosofia professionale e di vita del Nostro.
Poi dopo la Trattoria Dalla Libera, il pane di Parpaiola ha fatto capolino anche da Gianmaria Geronazzo, nume tutelare di Salis Cibo & Vino in Santo Stefano di Valdobbiadene,nel corso del laboratorio del gusto che giornalisti e comunicatori organizzano per incontrare aziende di qualità.
Buon sangue non smente! "

Fuori dal Coro.... dal Lido Adriano di Ravenna allle Terre del Piave

Al 4° Festival Europeo del Gusto che si è svolto al Lido Adriano di Ravenna ,l'Associazione l'Altratavola ha presentato il logo di una nuova iniziativa di informazione, chiamata 'Fuori dal Coro, La Comunicazione oltre la Moda'.
Si tratta di un vero e proprio percorso alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere di oltre trenta terre del gusto italiane ed europee, con giornalisti e comunicatori 'sguinzagliati' a raccontare le storie di oltre trecento aziende. I 'risultati' di questa ricerca verranno pubblicati a livello locale, regionale e nazionale, tramite la carta stampata, il web e la trasmissione televisiva L'Italia del gusto, che ha messo a disposizione
del progetto oltre otto puntate della durata di un'ora.
Le Terre del Piave (il fiume che unisce le tre province di Belluno,Treviso e Venezia), sono state fra le prime a conoscere la nuova iniziativa.
A Valdobbiadene il primo viaggio ha portato i giornalisti a riscoprire l'Osteria alla Terrazza, a San Pietro di Barbozza, ove Renato Parpaiola propone, da grande oste qual'è, le eccellenze di questa terra benedetta.
La sopressa di Leo Rebuli, la porchetta artigianale della Macelleria Prosdocimo, il prosecco con il fondo, il buon pane di Francesco Parpaiola (il fratello di Renato), hanno costituito l'occasione per due parole e più di sincerità e buona compagnia.
Fuori dal Coro, appunto, ma con evidente qualità !

Luigi Dalla Libera, un pasticciere..... Fuori dal Coro

Luigi Dalla Libera, pasticciere artigiano di Bigolino di Valdobbiadenre, è senza dubbio un personaggio schivo e fuori dai clamori della odierna società della comunicazione.
Proprio per questo i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola si sono affidati a lui per realizzare l'inserto sui Dolci di Stagione, che verrà realizzato nel terzo numero della rivista Eurovinum.
Luigi da anni continua l'attività della Pasticceria Maria Rosa, infondendo nel suo lavoro i frutti di una passione ed una competenza senza limiti.
Fuori dal Coro, per l'appunto !

martedì 25 ottobre 2011

AL MARE DI GREIS

Il bed & breakfast Al Mare di Greis di Graziella Vangusti, primo nella storia di Lido Adriano, nasce nel 2004.
Graziella Vangusti, la titolare, osserva :” La mia non è solo un’attività di affitta camere, ma nasce dal desiderio di accogliere le persone”.
Oltre al classico servizio effettuato in albergo (camere pulite e qualsiasi altra necessità di cui si possa aver bisogno per l’igiene quotidiana), Al Mare di Greis offre anche un’abbondante colazione.
Graziella ci racconta di essere molto soddisfatta del proprio lavoro, poiché è riuscita a coronare il suo sogno.
Le sue aspettative per il futuro sono di riuscire a mantenere questo ritmo, nel tempo.
Accetta qualsiasi tipo di persona, e nel corso degli anni è riuscita a crearsi dei clienti fissi.
 Parlando di pubblicità –osserva Graziella-“ Ho creato un sito internet e alcuni opuscoli, ma credo che il “passaparola” sia il metodo più efficiente per attrarre clienti; cerco di evitare cartelloni pubblicitari, striscioni, per non far si che mi giungano a casa tipi di clientela definiti “ sbagliati”.
L’ambiente, da come descritto, è molto curato e dall’aria familiare.

Il ristorante Ca' Vinona al Lido Adriano di Ravenna

La storia del ristorante Cá Vinona ha inizio nel 1987.
Prima di diventare un ristorante, era un circolo, il cui ideatore era stato il nonno di Francesca e Nicoletta, le due giovani anfitrioni del locali.
Nel corso degli anni il locale è stato ristrutturato poiché inizialmente la sede era un casolare di campagna.
“Il lavoro nel corso degli anni è cambiato” –affermano- Francesca e Nicoletta-, abbiamo cercato di rispondere alle esigenze della clientela, sempre più esigente."
Caà Vinona è conosciuta per la pasta fatta in casa (memorabili i cappelletti conditi con i vari sughi della tradizione romagnola !) e per le grigliate di carne.
Per quanto riguarda la pubblicità –osservano- : “Abbiamo utilizzato: i quotidiani locali, la pubblicità mobile negli autobus, abbiamo curato un nostro sito e, in passato, abbiamo fatto uso di pannelli pubblicitari, pubblicità nei cinema e spot radiofonici”.
Il locale si presenta curato, ordinato e pulito, del tutto all'altezza di una storia eccellente.

La CAFFETTERIA E GELATERIA ALL’ANGOLO al Lido Adriano di Ravenna

La caffetteria gelateria all’Angolo è nata nel 1995, per esigenze professionali di Elisabetta Woiak e Antonio Giordano, i titolari.
Il locale è sempre stato un bar gelateria : da subito Elisabetta e Antonio hanno rinnovato e ristrutturato l’ambiente per modernizzarlo e renderlo presentabile al pubblico.
Per quanto riguarda le aspettative future Elisabetta e Antonio - affermano- “Il nostro sogno sarebbe di aprire un ristorante”.
Parlando di crisi,ci dicono che colpisce soprattutto gli italiani, che spendono meno, ma non gli stranieri.
Il successo della caffetteria gelateria sicuramente è rappresentato dal gelato, esclusivamente prodotto artigianale.
Per rispondere alla crisi cercano di adattarsi il più possibile alle esigenze dei clienti.
Parlando di pubblicità, La Gelateria è citata in una guida della costa romagnola, : usa Facebook, e, attraverso la Pro Loco, partecipa a diverse manifestazioni.
Elisabetta Woiak osserva: “Sono molto soddisfatta del mio lavoro”.

La Tenuta la Viola di Bertinoro

La Tenuta la Viola, azienda vitivinicola, nasce Bertinoro nel 1998, in provincia di Forlí-Cesena.
L’azienda è a conduzione familiare, con qualche collaboratore esterno.
Il vino della Tenuta la Viola è diffuso anche all'estero: Belgio, Lussemburgo, Olanda e Stati Uniti.
Stefano Gabellini, il titolare, ci spiega: “Il nostro obiettivo principale è quello di mantenere costante la crescita dell’azienda, produrre sempre di più anche grazie all’acquisto di nuovi terreni”.
Il lavoro procede molto bene, si producono quasi 48.000 bottiglie all’anno.
Parlando di pubblicità, Tenuta la Viola ha un sito internet e non ha mai sviluppato alcun altro tipo di campagna pubblicitaria.
Stefano osserva: “Il metodo più utile per far conoscere i nostri vini è il ‘passaparola’ ”.

La MACELLERIA EQUINA AL CRISTO a Dolo (Ve)

Per quanto riguarda la storia, la macelleria al Cristo nasce a Dolo nel 1927, grazie a Giuseppe Brigo.
Inizialmente era nata per il piccolo commercio di vino e per vari tipi di carne; poi si è evoluta, specializzandosi nella carne equina.
La macelleria è a conduzione familiare, Giuseppe e Annalisa, marito e moglie.
I due coniugi si servono di un laboratorio esterno per la lavorazione della carne.
Parlando di crisi Giuseppe e Annalisa affermano: “C’è stato un momento di stallo dovuto alla creazione di un’isola pedonale, che coinvolge la sede stessa della macelleria, togliendo la possibilità ai turisti che passano in macchina di vederla”.
Pertanto hanno cercato di introdurre nuove varietà di carni in modo tale da attirare tutti i tipi di clientela.
Secondo Annalisa e Giuseppe i prodotti di successo sono rappresentati: dalle tagliate già pronte con vari sughi e condimenti, sfilacci di cavallo, salsicce con carne di cavallo e fiorentine.
Per quanto riguarda la pubblicità -osservano- Annalisa e Giuseppe: “la partecipazione alle manifestazioni è fondamentale, ci serviamo di alcuni sponsor, e dell’associazione Isola Bassa”.
Nel corso degli anni sono stati realizzati alcuni interventi nelle reti televisive locali.

La macelleria di Luigi Balzani al Lido Adriano di Ravenna

La macelleria di Luigi Balzani nasce il 1˚ gennaio del 1981 al Lido Adriano di Ravenna.
Per quanto riguarda la rete commerciale Luigi afferma: “I miei prodotti sono venduti solo a Lido Adriano, ma molti turisti comprano la carne per portarla a casa”.
Parlando di crisi il titolare afferma di non sentirla, anzi vende bene e senza problemi. Per il futuro Luigi cercherà di adeguarsi alle esigenze del mercato.
Il motivo del successo della sua azienda, è dovuto anche ai freschissimi prodotti del settore gastronomia e rosticceria.
Parlando di pubblicità, Luigi afferma- : “Ho partecipato alle manifestazioni della Pro Loco, in più ho introdotto qualche inserzione nel giornale di Lido Adriano”.
Luigi è soddisfatto della sua attività, che svolge da ben 48 anni.